La curva del cesso

Temi (volley) inserito da admin il 15-02-2010

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Pubblico questo nostalgico articolo scritto dall’amico Sandro Camerani e pubblicato sul giornalino della Robur:

“Quelli della……curva del cesso
San Valentino è una festa inventata dai produttori di Baci e di rose, ma qui capita giusta per celebrare una lunga storia d’amore: quella tra il pubblico ravennate e il PalaCosta. Vederlo chiuso per 12 anni è stata una tristezza, ma ora che è tornato più pieno e chiassoso che mai a tanti si è riaperto il cuore. Soprattutto a quelli della curva del cesso. Riavvolgiamo il nastro della memoria di 30 anni e poco più: tempi belli, eravamo giovani e chi voleva esibirsi non aveva bisogno dell’orrido Facebook: andava in piazza e sostava vicino alla colonna. Tranne che al sabato, quando usciti dalle medie si andava dritti al Costa. Erano gli anni ruggenti dei Vigili (Casadio prima, Grondplast poi) e di una serie A da difendere rendendo il Costa una tana dalla quale uscire vivi era un’impresa. Per noi, nel corso di quel decennio, hanno giocato giovani promesse come Recine e Venturi, artisti come Bendandi (“Dio perdona..Aldo no!”, curva1) e gente meno qualitativa ma tosta come Piligi e Gianni Errani (“…spaccagli le mani”, curva2). Già, la curva: uno spicchio di tribuna monopolizzato già tre ore prima della partita dalla tifoseria più giovane e calorosa. Del cesso perché l’unico bagno del palazzetto era proprio lì sotto, raggiungibile solo da una strettissima scala, così quando la curva era piena (cioè sempre) arrivarci era impossibile, anche per gli incontinenti. All’ingresso ed al rientro negli spogliatoi delle squadre scendevano sul campo due bandieroni che formavano una sorta di forca caudina per gli avversari, tra i quali c’erano una serie di nemici pubblici. Come Angelo Squeo, bellimbusto romano che giocava con le lenti. Al Costa ne perse una e mentre la cercava dalla curva si alzò il coro “Devi morire” che a quei tempi, senza razzismo o politica a contaminare lo sport, era goliardia pura. Altri bersagli storici erano i punti di forza della Paoletti Catania: Di Coste, altissimo centrale, e Nello Greco, alias la pulce dell’Etna, un piccoletto che saltava talmente che da allora abbiamo visto solo Gavio Giovane eguagliarlo. Poco amate anche la fortissima Panini Modena e la Ruini Firenze: quando arrivavano loro, o c’eri entro le 15.30 oppure potevi scordarti di entrare. Ecco perché ha riaperto il cuore di tanti rivedere il Costa stracolmo con tanto di fila al botteghino: è serie A2, vero, ma l’importante è essere tornati qui. Se vi capita, poi, date un’occhiata alla zona destra della tribuna vecchia. Non c’è più il bagno ma sui gradoni, con qualche chilo in più e un po’ di capelli in meno, vedrete anche stimati professionisti e\o padri di famiglia. Quando il Costa ha riaperto, nessuno di loro ha avuto dubbi sul posto da scegliere. Per forza: erano loro che saltavano il pranzo per andare al palazzetto, loro che avevano una vita davanti ed anteponevano a tutto l’amicizia e lo sport. Erano loro, quelli della curva del cesso.

Sandro Camerani”

La foto della “Curva del Cesso” con i nome dei protagonisti…

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