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Pubblico questo nostalgico articolo scritto dall’amico Sandro Camerani e pubblicato sul giornalino della Robur:
“Quelli della……curva del cesso
San Valentino è una festa inventata dai produttori di Baci e di rose, ma qui capita giusta per celebrare una lunga storia d’amore: quella tra il pubblico ravennate e il PalaCosta. Vederlo chiuso per 12 anni è stata una tristezza, ma ora che è tornato più pieno e chiassoso che mai a tanti si è riaperto il cuore. Soprattutto a quelli della curva del cesso. Riavvolgiamo il nastro della memoria di 30 anni e poco più: tempi belli, eravamo giovani e chi voleva esibirsi non aveva bisogno dell’orrido Facebook: andava in piazza e sostava vicino alla colonna. Tranne che al sabato, quando usciti dalle medie si andava dritti al Costa. Erano gli anni ruggenti dei Vigili (Casadio prima, Grondplast poi) e di una serie A da difendere rendendo il Costa una tana dalla quale uscire vivi era un’impresa. Per noi, nel corso di quel decennio, hanno giocato giovani promesse come Recine e Venturi, artisti come Bendandi (“Dio perdona..Aldo no!”, curva1) e gente meno qualitativa ma tosta come Piligi e Gianni Errani (“…spaccagli le mani”, curva2). Già, la curva: uno spicchio di tribuna monopolizzato già tre ore prima della partita dalla tifoseria più giovane e calorosa. Del cesso perché l’unico bagno del palazzetto era proprio lì sotto, raggiungibile solo da una strettissima scala, così quando la curva era piena (cioè sempre) arrivarci era impossibile, anche per gli incontinenti. All’ingresso ed al rientro negli spogliatoi delle squadre scendevano sul campo due bandieroni che formavano una sorta di forca caudina per gli avversari, tra i quali c’erano una serie di nemici pubblici. Come Angelo Squeo, bellimbusto romano che giocava con le lenti. Al Costa ne perse una e mentre la cercava dalla curva si alzò il coro “Devi morire” che a quei tempi, senza razzismo o politica a contaminare lo sport, era goliardia pura. Altri bersagli storici erano i punti di forza della Paoletti Catania: Di Coste, altissimo centrale, e Nello Greco, alias la pulce dell’Etna, un piccoletto che saltava talmente che da allora abbiamo visto solo Gavio Giovane eguagliarlo. Poco amate anche la fortissima Panini Modena e la Ruini Firenze: quando arrivavano loro, o c’eri entro le 15.30 oppure potevi scordarti di entrare. Ecco perché ha riaperto il cuore di tanti rivedere il Costa stracolmo con tanto di fila al botteghino: è serie A2, vero, ma l’importante è essere tornati qui. Se vi capita, poi, date un’occhiata alla zona destra della tribuna vecchia. Non c’è più il bagno ma sui gradoni, con qualche chilo in più e un po’ di capelli in meno, vedrete anche stimati professionisti e\o padri di famiglia. Quando il Costa ha riaperto, nessuno di loro ha avuto dubbi sul posto da scegliere. Per forza: erano loro che saltavano il pranzo per andare al palazzetto, loro che avevano una vita davanti ed anteponevano a tutto l’amicizia e lo sport. Erano loro, quelli della curva del cesso.
Sandro Camerani”
La foto della “Curva del Cesso” con i nome dei protagonisti…

bei tempi davvero.. e bellissimo articolo
Pelle d’ oca. Non ricordo bene l’ orario d’ inizio, ma di sicuro ci si metteva in fila un paio d’ ore abbondanti prima. Davvero bei tempi, bravo Sandro.
Commovente per chi l’ha vissuto e dipinto come un quadro d’autore.
Era troppo bello quel periodo, anche se si andava ore prima per poter trovare un posticino per stare seduti (e anche stretto e scomodo andava bene) il tempo di attesa di inizio partita volava via riempito dai colori e dai cori dei ragazzi della curva. Una piccola precisazione, e magari chiedo aiuto ai più ricchi di fosforo in zucca, per il buon Camerani: Di Coste non giocava nella Paoletti Catania ma nell’Ariccia Roma. Ma questo conta poco davanti alla memoria di quelle bellissime stagioni passate al PalaCosta. Troppo bello davvero!!!
anch’io avevo un dubbio su Di Coste, poi ho cercato sul web e l’ho trovato nella Paoletti. secondo me ha giocato sia nell’Ariccia che nella Paoletti.
Anche Roncoroni del Falconara non era proprio un beniamino della “bombonera”…
Bravo Sandro , mi hai fatto venire un po’ di pelle d’ oca !
Ciao, Claudio di Coste ha giocato sia a Roma che nella Paoletti di Catania, dove su Via Etnea, lunghissima e dritta dal mare fino alle pendici del vulcano, in mezzo ai catanesi (non altissimi) il buon Claudio spiccava per chilometri. Non giocava però al centro, come ricordato nel bellissimo articolo di questo post, ma opposto.
Ciao Roberto
Alcune precisazioni: Roncoroni, ora illustre cardiochirurgo, era il capitano e l’anima del Cus Parma; Di Coste, come già citato, giocò sia a Catania che con l’Ariccia ma la rivalità coi ravennati iniziò con l’Ariccia; altri ‘beniamini’ della Curva del Cesso erano Pittera, Greco (Catania), De Angelis (Parma), Concetti e Luciani (Falconara), Vannucci e Salemme (Ruini), Lanfranco (Cus Torino). Bei tempi, proprio, quando il Palazzetto del Coni era una tana difficilmente espugnabile.
Ri-posto un mio vecchio post………..
Dichiarei come nascita degli ultras il 19 marzo del 1975. Giorno di san giuseppe. Allora era festa e si andava in pineta, ma per i giovani tifosi biancorossi e’ una data fondamentale (quasi tutti nati fra il 1960 ed il 1962 – tranne ricky poggiali che era ripetente). I VVFF casadio nel 1974 sono retrocessi in serie B a causa dell’addio per la lubiam bologna di ricci e dei fratelli errani (solo aldone e’ rimasto con noi).Il campionato 74-75 viene affrontato con i minorenni recine,venturi, boldrini, salvigni, pezzi etc.
Quel 19 marzo si gioca la partita decisiva a faenza per tornare in A (non esisteva la A2). Tutti a faenza con ogni mezzo – treno in particolare – e vittoria trionfale.Sulle ali di questa vittoria i giovani “spallavolisti” che frequentano i centri addestramento allenati da aldone, dedo, ricci etc e praticano nel cortile di san giovanni evangelista in via carducci decidono di dare un impronta professionale al loro amore per la squadra.
Nell’estate del 1975 complice una vacanza studio a londra di molti futuri ultras con la sig.ra sartori dell’english center, vengono acquistati il primo tamburo (c’e’ una foto che lo testimonia) e gli elmetti.
Poi ci sono quattro anni indimenticabili, per molti di noi vista l’eta’ quelli dell’adolescenza, legati al volley ruspante di allora.
Arriva il primo straniero (il polacco smyzyck), il primo sponsor (giaiotti), tornano a casa ricci, aldo (l’anno della B a catania) e crescono alla grande i giovani recine e venturi. Palacosta miete vittime illustri. Poi arriva il 1979. La squadra gia’ competitiva viene integrata con il brasiliano bada ribeiro (ricordo il primo allenamento alla callegari) e con lo sponsor grondplast ha discrete ambizioni (l’anno prima mi sembra di ricordare eravamo arrivati quinti?)
Pero’ siamo senza palazzetto (al costa si sta costruendo la gradinata lato est) e si gioca a faenza. L’annata e’ disastrosa sia per la squadra (salvi per miracolo e l’anno dopo tutti via) che per gli ultras. Come ricorda savasta, a parma spunta un coltello.Nessuno si fa male per fortuna, ma arriva la polizia, qualcuno passa un po’ di tempo un questura prendendo qualche calcio in culo etc.
I tempi sono cambiati, nel 79-80 ricordate cosa succedeva in Italia? E come spontaneamente erano nati gli ultras, oramai maggiorenni e pronti a lasciare casa chi per l’universita’ chi per servire la patria, spontaneamente si sciolgono,prima di uscire dalla goliardia e combinare qualche guaio serio!!!
in quel periodo, io Maurizio Rambelli , Piero Nostini e qualche vigile del fuoco montavamo le tribunette laterali del pala Costa prima delle partite e le smontavamo alla fine delle partite.
Le tribune laterali avevano tre gradini, mentre dove c’è la tribuna nuova c’era un muto e una tribuna di due scalini.
Durante le partite stavamo seduti agli angoli del campo per tenere indietro il pubblico che si sedeva per terra e fare un po di servizio d’ordine.
In una partita mi sembra con la Paoletti dovemmo anche scartare l’arbitro Olivi di Modena dalla rabbia della gente per il suo arbitraggio, mi ricordo benissimo che mentra passava sotto la tribuna vecchia per rientrare si prese un colpo in testa con le nocche di una mano e diversi sputi.
Mi ricordo anche dell’esordio a Ravenna di Squeo, nella stessa partita nella roma esordiva anche il nouvo americano (wilson mi sembra )di Roma un colored magrissimo che fece proprio le visite a Ravenna, Squeo mi chiese la locandina della partita per ricordo e da allora diventammo amici, anche perchè quando giocava a Bologna e vinsero lo scudetto ci vedavamo tutti i giorni all’osteria della piccola in via zanardi che era il ristorante convenzionato della tartarini e del cantiere della CMC dove lavoravo.
MI SEMBRA CHE LA SQUADRA DEL 74 FOSSE
BENDANDI CALDERONI DOPPIO ALZATORE
RAMBELLI E CASALI ALLA MANO
BALDANI E RICCI AL CENTRO
Questo articolo è bellissimo.
Dopo i mitici ed indimenticabili ultras e’ doveroso ricordare anche coloro che per alcuni anni portarono avanti il tifo al PalaCosta ovvero i “Red White Tigers” .
I tamburi ed alcune bandiere furono acquistati dagli ultras stessi .
Se qualcuno dei RWT vuole aggiungere qualcosa ……ben venga . Grazie .
red white tigers……il gruppo si smembro’ nel momento in cui la pallavolo ravennate si trasferi’ al paladeandrè, ai tempi decidemmo di non fare come i nostri predecessori che vollero dei soldi per lasciarci tamburi e bandiere e lasciammo il tutto in uno sgabuzzino del palacosta nel caso che qualcuno volesse prendere il nostro posto.
ricordo le riunioni del lunedi sera per preparare trasferte e coreografie, ricordo un dopopartita particolarmente “vivace” e una cinquantina di ultras appostati alla rocca brancaleone per salutare gli amici di parma…..ricordo una trasferta di modena dove la polizia, per evitare incidenti con le brigate gialloblu modenesi, ci fece uscire a fine partita da un uscita laterale….. il gruppo era formato da ragazzi che provenivano da varie zone della città, alcuni bazzicavano al bar da polenta, alcuni alla strocchi, altri abitavano nel quartiere darsena, c’era tanto entusiasmo e la volontà di essere veramente il settimo uomo in campo.
ricordo anche una partita dove una delle giovani leve, preso dalla smania di mettersi in evidenza, ebbe la “geniale ” idea di creare artigianalmente un fumogeno e di accenderlo nell’immediato prepartita……con il risultato di intossicare noi e i giocatori che si stavano riscaldando.
e ricordo quanto eravamo “bastardi” quando, dopo aver fatto il primo lancio di coriandoli all’ingresso della squadra, aspettavamo che il custode li spazzasse per poi rilanciarne ancora un po poco prima dell’inizio della partita……
e se ricordo bene, per una partita contro il milan gonzaga
, preparammo una sagoma di compensato a forma di coperchio di bara ornandola con i colori della squadra avversaria.
magari nei prossimi giorni, se mi verrà in mente qualche altro particolare, sarà un piacere postarlo qui.
è sempre bello ricordare i periodi in cui il “cazzeggio” era all’ordine del giorno…….
Grazie Rwt ,
e’ sempre piacevole ricordare quei tempi .