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… tu gli dai del “Voi Fascista”.
ho sentito Nino Beccari dirlo a Sintini alle finali UISP di Rimini
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… tu gli dai del “Voi Fascista”.
ho sentito Nino Beccari dirlo a Sintini alle finali UISP di Rimini
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Oggi frugando nelle tasche nascoste del mio portafoglio ho ritrovato questo foglietto che risale al 1994.
Si tratta di una dedica che mi fece Andrea Lucky Lucchetta. Quella stagione giocavamo entrambi nel Milan Volley, prima di passare un’intera stagione con lui, pensavo che Lucky fosse entrato nel personaggio del “casinista” e che facesse un mucchio di stupidate in pubblico.
Mi dovetti ricredere, non era entrato nel personaggio, è proprio così di carattere. Ricordo che gli chiesi la dedica con l’autografo perché una sera nello spogliatoio fece talmente tante “robacce inenarrabili” al mitico Iervolino che gli chiesi l’autografo, perché non pensavo che potesse farmi divertire tanto…
Un mito, a onor del vero occorre riconoscere che è sempre un srissimo professionista in palestra!
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Eccoli quà!
La squdra giovanile probabilmente più forte di tutti i tempi… purtroppo!
Dal racconto secondo Cova:
“ha vinto lo scudetto U18 l’anno successivo (le due foto sono state scattate lo stesso giorno
.. come dimostrano i vestiti di Montali e del dirigente Sacca).
Quell’anno eravamo obiettivamente forti. Eravamo rimasti gli stessi dell’anno precedente con l’aggiunta di
Michieletto e del giovanissimo Giani.
Passata la fase regionale contro la Panini di Bernardi, Bellini, Betti, Ugolotti e co. e, soprattutto, contro di voi fu tutto in discesa. Voi (ma soprattutto tu) non solo ci avete fatto perdere l’unico set dell’anno, ma credo sia stata anche l’unica occasione in cui un avversario superò il 10 in un set. La finale l’abbiamo vinta contro il Fano di Lorenzetti per 15-5 15-5 15-0. Quello stesso anno abbiamo ache vinto un maxi-ragruppamento a 12 squadre campioni nazionali europee, che in quegli anni rappresentava l’equivalente della coppa dei campioni ragazzi (anche lì riuscimmo a non perdere un set).
Eravamo tutti abbastanza consci del nostro potenziale. Ricordo che Montali mi ha sequestrato il riconoscimento di miglior palleggiatore di quel torneo. La motivazione ufficiale era che aveva paura che potessi sentirmi appagato e mollassi prima delle finali nazionali. Me lo avrebbe ridato solo in caso di vittoria del titolo. Io ho rilanciato dicendo che se avessimo perso anche un solo set glielo avrei lasciato.
Chiaramente l’atteggiamento “sborone” era soprattutto di facciata e per placare il Monti perchè, per
quanto sicuro potessi essere, tutta quella spavalderia non può mai esserci … ma, soprattutto, temevo di perdere quel trofeo individuale perchè ero conscio che la mia carriera “di livello” si sarebbe esaurita, causa limiti fisico-atletici, al settore giovanile.
Non potevo immaginare che avrei anche avuto la fortuna di sedermi altri quattro anni in panchina dietro agli americani della Maxicono arricchendo così il curriculum grazie alla forza di quelli in campo.”
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Recupero un post lasciato da Carlo Alberto Cova ex giocatore della Santal Parma alcuni anni fa’:
“Te lo devo …
nel lontanissimo 1985 (ma, visto la media dei ricordi di Bagherpersempre, si potrebbe dire “nel neanche tanto distante 1985″), la squadra di Ravenna Under 17 maschile subì una sconfitta (forse) abbastanza immeritata, in una non meglio precisata località della Romagna, contro i pari età della Santàl.
In quell’occasione i ragazzi capitanati da un allora giovane “palleggiatore” di ottime speranze che, per ragioni di privacy, ribattezzeremo con il nome di fantasia di “Stefano Margutti” stavano disputando un’ottima partita; era la finalissima del campionato regionale e i ragazzi di Parma, capitanati da un altro sinistro personaggio, di pari ruolo ma di molte minori speranze, che ribattezzeremo invece con il nome di fantasia di “C.A. Cova”, erano realmente alle corde.
Ad un certo punto vi furono un paio di “dubbie” decisioni arbitrali che fecero un attimo “innervosire” (eufemismo) i giovani romagnoli.
Da quel momento la loro battaglia fu principalmente contro l’arbitro. Gli avversari, più ancora che dalle decisioni arbitrali, riuscirono a beneficiare delle continue interruzioni dovute alle ripicche e polemiche nei confronti del direttore di gara. Grazie a parecchie e continuate interruzioni ebbero infatti modo di “uscire dalla buca” (è risaputo che le pause fanno meglio a chi in quel momento è in difficoltà) e di riacciuffare il match ormai quasi compromesso.
Quei ragazzi di Parma, passati indenni da quel collo di bottiglia in cui si erano cacciati, vinsero l’incontro e, qualche mese dopo, il secondo dei quattro titoli italiani giovanili consecutivi. Tuttavia occorre riconoscere che, mai come in quell’occasione, fu anche questione di fortuna e di episodi, se riuscirono a conservare la loro imbatibilità (che alla fine arrivò ad oltre 1650 giorni consecutivi).
Occorre dare atto a quella squadra di Ravenna, composta da parecchi buoni elementi, che avrebbe meritato sicuramente molto di più in quegli anni. A penalizzarla fu soprattutto la regola che non prevedeva in nessun caso due squadre della stessa regione alle finali nazionali.
Non fu infatti un caso che, anche l’anno successivo, furono l’unica a squadra a metterci veramente in difficoltà e, l’unico set che perdemmo, fu proprio contro di loro (11 punti furono ottenuti sul servizio in salto del sopra citato capitano ravennate di cui nome ho mascherato il nome per mantenerne l’anonimato).”
L’allenatore della squadra della Santal era un certo GianPaolo Montali che da quei successi ha costruito una carriera da allenatore a dir poco strepitosa.
Ritengo che ci debba come minimo una cena, visto che si narra che viva in un castello alle porte di Parma. Proporrei alla prossima partita di Champions League dell’Inter cena a casa Montali!!!
Avanti con la formazione… In palio l’invito a casa Montali!!!
PS: Non sono sicuro che l’anno della foto corrisponda esattamente con l’episodio raccontato da Carlo Alberto ma sicuramente la formazione è questa (1983/84)
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Lezione per i centrali. Fate attenzione al centrale… sempre al centro dell’azione, sempre protagonista!!
Fortuna che c’è il libero dopo un’azione così i centrali devono riposare
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Si narra che il buon Viscuso, diversi anni (…decenni) fa, mentre era in giro per Roma in moto, sia stato travolto da un’auto. Quando Visca si è rialzato piuttosto malridotto, il tipo che l’aveva investito è scappato, e si è andato a costituire nella vicina caserma dei Carabinieri dicendo:
“E’ stata tutta colpa mia, ma io con quello non ci parlo”
Caro Visca, visto che sei tra i nostri lettori, potresti confermare se la storia è vera oppure se col passare degli anni si sta trasformendo in leggenda?
P.S. per chi non lo conosce, Roberto Viscuso è alto oltre 2 metri ed è grande e grosso da paura, ho avuto il piacere di conoscerlo in nazionale Juoniores 25 anni fa…
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Invito tutti a riguardare con attenzione, il video pubblicato nel precedente articolo, in particolare appena la partita finisce, come di consueto, ci abbracciamo in mezzo al campo.
Ma dov’è finito Masciarelli, riguardate attentamente il filmato e vi accorgerete che ad un certo punto “sbuca” da sotto lo schermo con fare sospetto, ha qualcosa in mano…
Indovinate cosa…
Poi vi racconto il resto della storia!!!
Suggerimento: guardate cosa fa Giuseppe Brusi…
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Ambientazione spazio/temporale: direi anni 1984/1985, in quel di Bologna.
I due soliti Poldo e Rusty, dopo avere accompagnato qualcuno, non ricordo nemmeno chi, per un esame a Bologna, bighellonando e non sapendo come far sera, decidono verso le 11 circa di telefonare ad un amico del luogo, che convenzionalmente chiameremo Piero Simoni “Saimon” (premetto che fatti o persone sono puramente di fantasia…vero Piero?!?), anche per salutarlo visto che era reduce da un’operazione al setto nasale. Si tratta di un giocatore ancora “in pista”, che ha militato anche questa stagione in B/2, sempre a Bologna. Per dovizia di cronaca riporto la frase di Rusty che ritengo la scintilla di quello che sarebbe accaduto di lì a poco: “Dài Poldo, chiamiamo Piero, fagli la voce del meridionale che la fai bene!”. Io, ovviamente con la più grande buona fede, chiamo a casa dell’amico; mi risponde sua madre:
- “Si, pronto?”
- “Prondoo, ceccavo il Signor Simoni Piero. Stà llì?!?”
- “Mah, scusi, per cosa? …glielo chiamo subito!” … ho avuto l’impressione che avesse “nasato” qualcosa.
Risponde Piero:
-”Pronto?”
- “Buongiorno, sono il Maresciallo Locasciullo, del comando carabinieri di San Lazzaro (lui è proprio di San Lazzaro). Parlo con il signor Simoni Piero?”
- “Sì” (voce leggermente interrota da deglutizione)
- “La chiamavo pecchè ho bbisogno di conferire con Lei. Ho bbisogno di chiarimenti in merito al furto di un ciclomotore piaggio.” (per avere una chiave di lettura più chiara, si consideri che proprio un amico di Piero, pare fosse stato coinvolto per malinteso in un qualcosa del genere, ma questo noi l’abbiamo appreso solo a scherzo finito.)
- “Ah, va bene, vengo subito!”
Ueh, un attimo di sbigottimento, perchè non capisco bene se ha mangiato la foglia e mi prende in giro, o se ha clamorosamente beccato…va be’, vado avanti e si vedrà e decido di dargli un appuntamento per un’ora dopo, onde poter arrivare in auto davanti alla caserma e bloccarlo all’ingresso (noi eravamo in centro a Bologna e dovevamo andare a San Lazzaro).
- “No guardi, auorra debbo uscire. Ci vediamo gentilmente alle ore 12. Puntuale, mi raccomando!”
- “Va bene, va bene, sarò puntuale!”
Via, si parte. Arriviamo davanti alla Caserma e ci piazziamo in una posizione che garantisca un’ottima visuale. Apriamo i giornali (opportunamente bucati per vedere oltre) e aspettiamo l’arrivo di Piero. Alle dodici meno un quarto arriva…ma va come un treno!!! Non riusciamo a fermarlo ed entra in caserma alla velocità della luce. Realizziamo che forse lo scherzo è andato un po’ oltre le previsioni, ma concordiamo che comunque gli avrebbero detto che non rispondeva a verità e la cosa si sarebbe chiusa con una risata. Aspettiamo mezz’ora, un’ora, un’ora e mezza…la faccenda si complica!!! Ci viene il dubbio che magari lui possa essere stato un po’ insistente o che comunque qualcosa sia andato storto (per esempio lui girava con una maschera rigida tipo quella di arlecchino, per riparare il naso appena operato…vuoi mai che l’abbiano preso per un pazzo scatenato?!) Le opzioni valutate erano: “A”, entrare in Caserma e dire: “Siamo stati noi i patacca dello scherzo”, oppure telefonare a casa sua per cercare di capire se eventualmente avesse chiamato sua mamma dandole qualche indizio dello stato delle cose. Opzione “B”, facendo finta di essere un po’ alterato:
- ”Prondo !” … ueh, risponde proprio lui (abbiamo scoperto dopo che ci era sfuggito perchè uscito sempre in motorino, ma da altro cancello):
- “Pronto Maresciallo, mi dica”:
- “Ma come si pemmette di non presentarsi alla mia convocazzione?!?”
- “No, no Maresciallo, io sono venuto, ma mi hanno detto che lei era andato via, ma se vuole, vengo subito!” (in caserma Piero ha chiesto del Maresciallo, omettendo il nome, visto che non lo ricordava; il Maresciallo, quello vero, era già andato in mensa). In quel momento eravamo già a San Lazzaro, a pochi metri dalla Caserma, per cui ci stava anche che venisse subito:
- “Venga, ma non mi tiri ancora buca, che non ho tempo da peddere!!!”
- “No, no, volo!”
- Ueh, da non credersi, non riusciamo a beccarlo neanche la seconda volta, perchè di volata infila il cancello, mentre esce una camionetta dei carabinieri e per me e Rusty è più forte la paura di essere pizzicati. Fatto stà che entra ancora una volta. Va be’, per farla breve, dopo un’altra oretta, esce, ridendo e tenendosi la mascherina stretta alla faccia…poi ci vede, alza il braccio per un plateale ma vaffa….o!!! Quando arriva a portata di voce: “Lo scherzo più bello che mi abbiano fatto, bastardi!!! E non posso neanche ridere che mi si scuce il naso!!!” Ci ha poi raccontato di essere arrivato alla conclusione che si trattasse di uno scherzo, quando i carabinieri gli hanno detto che il Maresciallo (sempre quello vero) non era ancora rientrato e che era impossibile che lo avesse chiamato (anche perchè nel frattempo a Saimon venne in mente il nome con cui ci presentammo e gli dissero che non esisteva nessun maresciallo Locasciullo); sono stati proprio i carabinieri a dirgli: “Guardi che forse le hanno fatto uno scherzo degli amici e magari li trova proprio fuori che la stanno aspettando”.
TUTTO E’ BENE QUEL CHE FINISCE BENE, MA RICORDATI, PIERO, CHE ANCORA UNA VOLTA…E’ STATA TUTTA COLPA DI RUSTY!!!
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Tanti anni fà e per capirlo basti pensare che io giravo con la 128 verde di mio babbo (un 1.100 che in cuor suo si sentiva almeno un 2.000) e il Moro girava con una 124 azzurrina chiara per di più a metano, ogni qual volta decidevamo di uscire insieme (Moro, Rusty e Poldo), si presentava l’alternativa: “polmonaccio” del Moro o Ferrarina (sempre quella 128 che si sentiva di altra categoria) di Poldo?!? Il più delle volte, si optava per la Ferrarina. Una di quelle volte, essendoci trovati a casa di Rusty con entrambe le auto, Rusty ha detto al Moro: “Moro, porta a casa la tua macchina, che prendiamo quella di Poldo. Ti passiamo a prendere”. Il Moro aveva anche la prerogativa di cercare il parcheggio “perfetto”, per cui anche quella volta, come tante altre, andò a recuperare la sua auto ad almeno un km di distanza, mentre la mia era proprio fuori da casa di Rusty. Bene! Giocando quindi sull’anticipo guadagnato già in partenza, io e Rusty siamo saliti sulla mia 128, abbiamo imboccato Viale Po e alla rotonda dove oggi sorge il “Centro Gallery” (allora i lavori erano appena iniziati e ci si trovava di fronte ad un grande cumulo di terra che nei mesi successivi sarebbe stata spianata), ci siamo infilati nel “fuori strada”. Abbiamo parcheggiato l’auto proprio sul quel cumulo di terra, in netta salita e di sbieco, tanto che il Moro potesse vedere nitidamente e da vicino la fiancata sinistra dell’auto, ma che l’effetto della salita facesse pensare ad una uscita di strada anche abbastanza violenta. Aperto lo sportello di fianco alla guida e sceso (io) a mo di chi chiede soccorsi, il buon Rusty si è steso per metà dentro l’auto e per metà fuori, a terra (il suo mezzobusto usciva dal mio sportello di guida). Al Moro (dopo il recupero della sua auto dal parcheggio) non era possibile altro percorso che quello. Lo spettacolo che gli si presentava era raccapricciante. A grandi bracciate (il Moro è quasi 2 metri), ha girato la manovella del finestrino di sx ed in preda al panico ha urlato: “E’ morto???”. Non ho fatto neanche a tempo a dire di no, ma lo ha capito, vedendo Rusty che rantolava…dal ridere (ma l’effetto era uguale, perchè non riusciva più a respirare davvero), che il Moro era già ripartito a manetta (va beh, a metano, ma ce l’ha messa tutta). Mentre si allontanava, si sentiva urlare: “Rianimalo tu, io corro al Pronto Soccorso a chiamare un’ambulanza!!!” (allora non c’erano ancora i cellulari). Fatto stà che siamo immediatamente ripartiti e lo abbiamo raggiunto all’altezza dell’ospedale e, quando in sorpasso Rusty gli ha stampato un bel sorriso sul finestrino e il Moro ha realizzato che si trattava dell’ennesima burla…abbiamo rischiato sul serio la vita un’altra volta!!!
MA CARO MORO, DEVI CREDERMI, ANCHE QUESTA VOLTA E’ STATA TUTTA COLPA DI RUSTY!!!